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Créé le : 02/09/2007 21:02
Modifié : 10/06/2011 13:27

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Grazie mille balordo !PROFUGHI, ARRIVA L'ONDATA

02/03/2011 13:30



PROFUGHI, ARRIVA L'ONDATA


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Il ministro dell'Interno parla sui recenti sviluppi della situazione nel Mediterraneo, davanti alle commissioni Affari costituzionali e Affari esteri riunite alla Camera: "In Libia ci sono 1,5 milioni di clandestini, entrati dai confini a sud. Non appena la situazione lo consentirà questi riprenderanno la direzione nord verso l’Europa: sarebbe lo scenario peggiore possibile, che prevede movimenti di forse 200.000 persone in fuga"

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Roma - Mentre la comunità internazionale discute sulle mosse per accelerare l'uscita di scena di Gheddafi, scongiurando nuove possibili stragi di civili, una moltitudine di disperati dalla Libia preme ai confini con la Tunisia cercando la salvezza. In una sola giornata, lunedì, 14mila persone hanno varcato la frontiera a Ras Al Jedir. Le Nazioni Unite parlano di "situazione al punto di non ritorno". Una vera e propria emergenza umanitaria. I trafficanti di uomini sono pronti, sulle coste, a lucrare sulla fame e la disperazione, organizzando i loro "viaggi della speranza" e riversando, sulle nostre coste, una moltitudine di persone in fuga. Dalla Libia ma non solo. Nella notte le motovedette hanno bloccato e accompagnato in porto, a Lampedusa, un peschereccio di 15 metri con a bordo 347 magrebini.  Con loro c'erano anche due giornalisti tedeschi: con una telecamerina filmavano il viaggio dalle coste del nordafrica. Sono stati tutti accompagnati al centro d'accoglienza. Intanto il ministro Maroni lancia l'allarme: duecentomila persone in fuga, l'impatto sarà enorme.

Maroni: l'Ue deve intervenire subito L’Europa deve "intervenire con azioni concrete" per rispondere alla "grave e tragica emergenza umanitaria degli oltre 120.000 profughi attualmente accampati al confine tra la Libia e la Tunisia". Il ministro dell’Interno riferisce sulla situazione nel Mediterraneo alle Commissioni riunite Affari costituzionali e Affari esteri. "Preoccupa la pressione sulle coste della Tunisia", ha spiegato il ministro, "a poche decine di miglia dall’Europa e non solo dall’Italia. Cosa che spesso sfugge ai colleghi ministri dell’Interno europei". E ha insistito: "C’è una massa umana che preme e che urge di assistenza umanitaria, cui la comunità internazionale non ha dato e non sta dando risposte adeguate. Non bastano le sanzioni, approvate anche dall’Onu, ma serva portare subito assistenza umanitaria e sanitaria perché le autorità tunisine, la Croce rossa e la Mezzaluna rossa da sole non ce la fanno". Da qui, ha spiegato maroni, la decisione del governo italiano di inviare una missione umanitaria "per la costruzione di un campo profughi provvisorio al confine per accogliere chi fugge dalla guerra".

I numeri della crisi "Stimiamo che in Libia ci siano circa 1,5 milioni di clandestini, entrati dai confini a sud, dal deserto. Mi aspetto che non appena la situazione lo consentirà questi riprenderanno la direzione nord verso l’Europa: sarebbe lo scenario peggiore possibile, che prevede movimenti di forse 200.000 persone in fuga". "Noi ci stiamo preparando - ha detto il responsabile del Viminale - a subire il rischio di un impatto senza precedenti sulle nostre coste".

Rischio infiltrazione al Qaeda In Libia c’è il rischio "che l’instabilità favorisca l’infiltrazione del terrorismo internazionale. Un report di Europol parla di futuri scenari in questo senso e io esprimo preoccupazione che quanto sta avvenendo in Libia possa portare a un governo del paese molto più simile all’Afghanistan e alla Somalia, piuttosto che a un governo amico dell’Italia", ha detto Maroni. "È un rischio grave e reale", ha continuato Maroni: "Attualmente la Libia è divisa in due tra rivoltosi e lealisti, una situazione di stallo che nessuno è in grado di sapere quando si risolverà".

11 commenti su  1  2  3   pagine dal più vecchio | dal più recente
#11 Ronny (71) - lettore
il 02.03.11 alle ore 11:35 scrive:
3Deluso: sei proprio deludente. Secondo il tuo punto di vista dovremmo imporci con la forza. Voglio ricordarti che gli accordi non li ha presi B.
#10 mannaggia71 (5) - lettore
il 02.03.11 alle ore 11:34 scrive:
ma basta fare sempre le vittime e minacciare crisi apolattiche. Tutti i paesi europei hanno accettato profughi in numero maggiore di noi in passato e in tutte le crisi umanitarie precedenti (balcani). Solo il Belgio ne ha presi molti più di noi avendo una popolazione molto inferiore rispetto a quella italiana. Se l'europa non ci considera è perchè noi non abbiamo mai dato quanto gli altri, che in più non si lamentavano in continuazione.
#9 fransisco2 (363) - lettore
il 02.03.11 alle ore 11:31 scrive:
spero che la decisione che adotterà l'Italia senza aspettare l'avallo della Ue sia quella del respingimento in acque internazionale di chi vuole sbarcare in Italia. Una cannonata davanti alla prua per non danneggiare e poi trainati fino alle acque internazionali, non permettendo lo sbarco. E' previsto il rimpatrio di 4 tunisini ogni giorno; ma ci hanno proprio presi per fessi? E non ci facciamo intenerire ne da bagnasco ne dal vaticano ne da famiglia cristiana ne da quelle organizzazioni che quadagnano su ogni immigrato che arriva in Italia.
#8 baldas67 (126) - lettore
il 02.03.11 alle ore 11:20 scrive:
l'Europa se ne frega????Allora noi facciamo come la Spagna dove le regole sugli sbarchi sono severissime,pattugliamenti in mare e respingimenti,filo spinato sulle coste spagnole,ritorno alla propria patria di moltissimi clandestini,e se lo fanno in Spagna che è nella comunità europea non vedo perchè non possiamo farlo pure noi.

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http://www.ilgiornale.it/interni/profughi_arriva_londata/maroni-libia-profughi-clandestini-tunisia/02-03-2011/articolo-id=509314-page=0-comments=1





Service fret de l’aéroport d’Alger :Mouvement de protestation des douaniers hier

02/03/2011 13:22



Service fret de l’aéroport d’Alger

Mouvement de protestation des douaniers hier

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le 02.03.11 | 01h00 2 réactions


Les douaniers du service fret de l’aéroport d’Alger Houari Boumediène ont enclenché, dans la matinée d’hier, un mouvement de protestation «spontané».

La centaine d’agents qui ont suivi l’action entendaient ainsi dénoncer leurs conditions socioprofessionnelles de plus en plus précaires. Et ils en ont gros sur le cœur. «Je suis agent des Douanes depuis 20 ans, et je perçois un salaire de
20 000 DA. Comment voulez-vous que je fasse vivre mes trois enfants avec cette paie ?» s’indigne Nacer. Et il semblerait qu’il ne soit pas le plus à plaindre parmi cette corporation. Certains douaniers sont ainsi rémunérés, au bout de 13 ans de service à 18 000 DA, d’autres 15 000 DA après 4 ans de travail. «Nous demandons donc une revalorisation de la grille des salaires ainsi que la finalisation d’un statut pour les 14 000 douaniers, qu’ils nous rendent nos prérogatives et les mêmes droits que ceux des policiers.

Nous ne comprenons pas qu’un inspecteur général puisse toucher le même salaire, soit 40 000 DA, qu’un agent de l’ordre public, qui est l’échelon le plus bas du corps policier», surenchérit Hamid. Et, en dépit de leurs années d’exercice, les promotions sont pour eux inespérées. «Je suis agent de contrôle depuis 16 ans. Mais je n’ai jamais été promu. Tout simplement à cause du favoritisme et du régionalisme qui a cours dans nos services», affirme, à bout de nerfs, Djamel. Il est interrompu par Ahmed qui lui lance : «Tu sais très bien que les grades ne sont pas accordés méritoirement. Ils sont donnés au plus offrant. Et c’est un douanier avec des années d’expérience qui vous le dit : les postes-clés se monnaient très cher.» Car, bien plus que leur «salaire de misère», les contestataires s’insurgent contre leurs conditions de travail et l’environnement dans lequel ils évoluent.

«Abus de pouvoir, mutations abusives, injustice, sanctions disciplinaires et administratives injustifiées et non réglementaires, etc. La direction n’hésite d’ailleurs pas à suspendre ou à porter plainte contre ceux qui n’abondent pas dans le même sens qu’eux», s’échauffent les douaniers. Ce qui pourrait peut-être expliquer que le secrétariat du divisionnaire général de l’inspection générale des Douanes, joint hier, affirme qu’aucun arrêt de travail ou autre protestation n’a été enregistré.  «Nous n’avons même pas le droit d’avoir des tenues neuves ou des conditions d’hébergement dignes. Aujourd’hui, exercer ce métier n’est plus une fonction. C’est une souffrance», s’apitoie, les yeux embués, une jeune douanière de 28 ans. Et elle sait de quoi elle parle : en liberté provisoire, elle a été condamnée à 9 ans de prison ferme dans «l’affaire des colis postaux». Et c’est d’ailleurs l’un des autres motifs de cette journée de protestation : apporter leur soutien indéfectible à leurs collègues, condamnés à de lourdes peines de prison ferme dans cette affaire.
«Solidarité avec les condamnés dans l’affaire des colis postaux»


C’est d’ailleurs la présence de leurs familles qui a mis le feu aux poudres dans le service fret. «Le divisionnaire et le syndicat s’en lavent les mains et n’ont rien fait pour les aider. Il n’y avait pourtant aucune preuve contre eux», accusent les épouses des douaniers condamnés. «Et tout le monde sait très bien, ici, qu’ils étaient tous des modèles de probité et d’honnêteté», jurent les autres douaniers aux femmes éplorées, l’un d’eux ajoutant : «C’était un procès pour l’exemple, un verdict politique.» «D’ailleurs, même la présidente de la cour a déclaré que notre dossier était vide. Pourtant nous avons été condamnés à 9 ans de prison ferme !» s’exclame Ahmed, lui aussi en liberté provisoire. Les condamnés ont fait appel du jugement, mais ils avouent ne plus nourrir grand espoir quant à un dénouement heureux. «Nous n’avons plus aucune confiance en la justice», souffle Ahmed, en haussant les épaules d’impuissance. Tentant de le réconforter, son collègue assure que la contestation paiera. «Nous poursuivrons notre action si la situation ne s’améliore pas. Nous n’avons plus peur des sanctions ou des représailles. Et nous ne voulons plus être des boucs émissaires»,
promet-il.

 
 

Ghania Lassal

http://www.elwatan.com/actualite/mouvement-de-protestation-des-douaniers-hier-02-03-2011-114215_109.php




Le crépuscule du fou?un camion-citerne en feu à Tripoli, près de la résidence de Kadhafi /

02/03/2011 13:20



Libye: un camion-citerne en feu à Tripoli, près de la résidence de Kadhafi

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le 02.03.11 | 08h23

Un camion-citerne a explosé mercredi dans le centre de Tripoli, près de la résidence du colonel Mouammar Kadhafi, sans toutefois faire de victimes.
Un camion-citerne a explosé mercredi dans le centre de Tripoli, près de la résidence du colonel Mouammar Kadhafi, sans toutefois faire de victimes.

Un camion-citerne a explosé mercredi dans le centre de Tripoli, près de la résidence du colonel Mouammar Kadhafi, sans toutefois faire de victimes, a indiqué sur place un journaliste de l'AFP.
Le camion-citerne, couché sur le flanc, était éventré et des flammes de plusieurs mètres s'élevaient créant un panache de fumée noire. Aucune victime n'était visible sur place, l'explosion -d'origine inconnue- s'étant produite dans un endroit dégagé.
Le bâtiment le plus proche, une mosquée, n'a pas été touché.
Des centaines de partisans du colonel Kadhafi se sont rassemblés près du camion-citerne pour crier leur allégeance au "guide de la révolution" libyenne. Autour, des policiers, des militaires et des civils en armes, surveillaient la manifestation.
L'hôtel Rixos al-Nasser, qui abrite actuellement de nombreux correspondants de la presse internationale présents dans la capitale libyenne, se trouve également à proximité.
La Libye est en proie à une insurrection populaire. L'Est du pays, dont la deuxième ville du pays Benghazi, est aux mains des insurgés alors que le dirigeant Mouammar Kadhafi, au pouvoir depuis bientôt 42 ans, contrôle encore la capitale Tripoli et sa région.
L'ONU a lancé un "appel urgent" à la communauté internationale en vue d'une évacuation humanitaire massive de dizaines de milliers de personnes qui tentent de fuir la Libye et attendent actuellement du côté libyen de la frontière avec la Tunisie de pouvoir entrer dans ce pays.
Après avoir pris le contrôle de l'Est et de secteurs à l'Ouest, l'opposition a créé à Benghazi un conseil militaire, embryon d'une future armée contre M. Kadhafi, même si certains de ses représentants envisagent une possible demande de frappes aériennes de l'étranger pour faire tomber le régime.
Déterminée à mettre M. Kadhafi hors d'état de nuire, la communauté internationale, qui a gelé les avoirs de son clan, a dit ces derniers jours envisager une interdiction de l'espace aérien libyen pour empêcher un bombardement du régime de civils et opposants.
L'établissement d'une telle zone d'exclusion nécessiterait la destruction préalable des défenses anti-aériennes libyennes, a estimé le Pentagone, après le déploiement de forces navales et aériennes américaines autour de la Libye et alors qu'un navire de guerre américain, l'USS Kearsarge, avec à son bord des centaines de Marines, se rapprochait de ce pays d'Afrique du Nord.

AFP

**************

Libye: les forces de Kadhafi à Brega, théâtre de combats, à 200 km de Benghazi

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le 02.03.11 | 10h09

Les forces du dirigeant libyen Mouammar Kadhafi sont entrées mercredi à Brega, jusqu'alors contrôlée par les insurgés, où se déroulaient de violents combats, à 200 km au sud-ouest de Benghazi, selon des témoins et des sources de la rébellion.
Les forces du dirigeant libyen Mouammar Kadhafi sont entrées mercredi à Brega, jusqu'alors contrôlée par les insurgés, où se déroulaient de violents combats, à 200 km au sud-ouest de Benghazi, selon des témoins et des sources de la rébellion.

Les forces du dirigeant libyen Mouammar Kadhafi sont entrées mercredi à Brega, jusqu'alors contrôlée par les insurgés, où se déroulaient de violents combats, à 200 km au sud-ouest de Benghazi, selon des témoins et des sources de la rébellion.
"Dans la nuit les forces de Kadhafi ont attaqué l'aéroport de Brega où elles ont affronté les rebelles", a déclaré à l'AFP Aymane al-Moghrabi, un médecin qui participe au soutien médical des combattants à Ajdabiya, à 160 km au sud-ouest de Benghazi.
Un travailleur de la raffinerie de Brega, près de la ville, joint par téléphone a indiqué ne pas pouvoir quitter sa maison.
"Les employés ont reçu instruction de ne pas sortir", a-t-il précisé.
Les forces de l'armée régulière sont entrées à Brega avec plusieurs chars et de l'artillerie lourde et ont occupé un quartier d'habitation, selon un témoin, ajoutant que des combats intenses se déroulaient au port.

AFP
in :
http://www.elwatan.com/

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Journal du 02/03

El Watan week-end

en ligne en PDF







Au pays de l'herbe qui fait rire :MANIFESTATIONS A TANGER :Dérapages incontrôlés

02/03/2011 13:17



MANIFESTATIONS A TANGER :Dérapages incontrôlés Contrairement à Casablanca, Rabat et Laâyoune où les manifestations pacifiques du 20 février courant, à caractère économique et social, parfaitement encadrées par les organisateurs, n’ont donné lieu à aucun débordement négatif, la ville de Tanger a connu de graves dérapages marqués par des actes de vandalisme perpétrés par des manifestants à forte dominance d’adolescents, ayant occasionné des dégâts matériels très importants dans des biens publics et privés pillés et saccagés,

Les incidents ont eu lieu à la suite de l’arrivée au centre ville de quelques dizaines de hooligans, en provenance du stade de Marshan , à l’issue du match de football qui a opposé l’IRT à l’équipe de Hilal Nador, que les locaux ont battue 1 -0
Les supporters, parmi lesquels s’étaient glissés des fauteurs de troubles, ont descendu le boulevard Mohamed V où quelques dizaines de militants d’Attac-Tanger continuaient à manifester Place des nations. Au lieu de se joindre à eux, ils ont mis cap sur le front de mer. Ils se sont attaqués à jets de pierres aux balnéaires et à un hôtel sur la corniche. Un restaurant a été pillé, tandis que plusieurs enseignes et devantures ont été cassées…
Les éléments antiémeutes, dépêchés sur les lieux ont réussi à refouler les émeutiers vers le centre ville. Rejoints par d’autres groupes d’adolescents des quartiers périphériques, ils ont attaqué à plusieurs reprises le commissariat central, défendu par les unités antiémeutes de la CMI et des FA. Ces derniers réussissaient à les faire replier jusqu’à la place des nations sans plus car leur nombre était devenu important et un déluge de pierres repoussait chaque charge, dans une véritable bataille rangée, jusqu’à l’occupation de la Place des nations par les jeunes manifestants, qui allaient dresser des barricades pour empêcher tout accès aux véhicules des forces de l’ordre.
Les vandales ont aussitôt brûlé une voiture, après l’avoir renversée, non loin du commissariat central, puis une autre à hauteur de la Banque du Maroc. Les deux agents armés de mitraillettes qui surveillent cette banque s’étaient enfermés à l’intérieur…
Et le pillage commença tout au long du boulevard Mohammed V. Le siège de la Banque Populaire, incendié et saccagé, des succursales bancaires, des commerces, des centres de distribution de téléphonie mobile, une agence de la Western Union, plusieurs bars…, sans oublier le siège d’Amendis qui a failli être incendié.
Pendant plus de deux heures les pilleurs étaient maîtres de lieux jusqu’à l’arrivée des renforts antiémeutes blindés de la Gendarmerie royale qui ont réussi à rétablir l’ordre.
Nous apprenons en ces moments que cinq membres du Groupe Tanger d’Attac-Maroc viennent d’être arrêtés : il s’agit de Amrane Nafihi, Reda Nafihi, Hassan Nariddah, Mohammed Tadlaoui et Nizar Ouchen. Cherche-t-on à leur faire porter le chapeau des troubles de l’ordre public ?
Une source bien informée nous confirme l’arrestation d’une soixantaine de jeunes manifestants qui se trouveraient, selon un proche de l’un d’entre eux, dans les geôles du commissariat central. On ignore si parmi eux se trouvent des personnes impliquées dans les actes de vandalisme, sachant que plusieurs locaux disposent de systèmes de vidéosurveillance.

Nous y reviendrons plus en détail.
Abdel Ilah Abbad

Dernière minute :

Les cinq militants d’Attac Maroc ont été relâchés. Le Journal de Tanger a pu prendre contact avec deux d’entre eux, en l’occurrence Reda Nafihi et Mohamed Tadlaoui.
D’autre part, nous avons pu confirmer l’arrestation de plus de 70 personnes, des jeunes pour la plupart, impliqués dans les actes de vandalisme. Nos sources nous ont confirmé qu’ils ont été, soit remis aux autorités par les riverains de commerces et établissements pillés qui les ont arrêtés, soit interceptés par la police en possession d’objets pillés.
Aucune information sur d’éventuels blessés quoi que nous ayons été témoins, Place des nations, au moins d’un cas, celui d’un élément des forces antiémeutes qui s’est écroulé devant nous, atteint de plein fouet par un jet de pierre. Il a été soulevé par ses camarades qui l’ont aidé à monter dans l’un des véhicules avant que les hordes des hooligans ne les mettent en fuite.

http://www.lejournaldetanger.com/article.php?a=3294








Indépendants certes mais...Plus de 500.000 Kirghizes travaillent illégalement en Russie

02/03/2011 13:08



Plus de 500.000 Kirghizes travaillent illégalement en Russie

Plus de 500.000 Kirghizes travaillent illégalement en Russie
12:44 02/03/2011
MOSCOU, 2 mars - RIA Novosti

Sur le même sujet

Seuls 17.000 des 580.000 ressortissants kirghizes travaillant en Russie ont un permis de travail, a déclaré mardi à Moscou le président du parlement kirghiz Akhmatbek Keldibekov, cité par l'agence AKI-Presse.

"Les autres ressortissants du Kirghizistan résidant en Russie travaillent illégalement, ce qui aggrave leur situation notamment en matière de protection sociale. Il nous faut œuvrer afin de légaliser le séjour des travailleurs migrants sur le territoire russe", a annoncé M.Keldibekov lors d'une rencontre avec le chef du Service russe des migrations (FMS), Konstantin Romodanovski.

La protection des droits des travailleurs migrants en provenance du Kirghizstan a constitué le thème principal des entretiens de M.Keldibekov au cours de sa visite à Moscou.

Ainsi, le président du parlement kirghiz a reconnu la nécessité d'accords interparlementaires et intergouvernementaux destinés à faciliter l'octroi des permis de travail pour les immigrés en Russie.

Fin décembre dernier, le ministère russe de la Santé publique a annoncé que la Russie délivrerait plus de 1,7 millions de permis de travail à des travailleurs étrangers en 2011.


 

http://fr.rian.ru/world/20110302/188752268.html

*****************************






A vos poches :Kosovo : un trou de 370 millions d’euros dans le budget de l’État

02/03/2011 13:04



Kosovo : un trou de 370 millions d’euros dans le budget de l’État

Sur la Toile :
Publié dans la presse : 28 février 2011
Mise en ligne : mardi 1er mars 2011
Le Kosovo a - enfin - un gouvernement, mais toujours pas de budget. Selon les prévisions, le budget public pourrait accuser un déficit de 200 millions d’euros sur un budget de 1,1 milliards. En cause, notamment, la privatisation des PTT qui se fait toujours attendre, et la baisse des donations internationales. De fait, le nouveau gouvernement Thaçi a déjà annoncé qu’il ne tiendrait pas les promesses du candidat Thaçi d’une hausse substantielle des salaires des fonctionnaires...

Le Kosovo est entré en 2011 sans budget formel. Celui-ci n’avait pas pu être adopté en raison de la dissolution du Parlement en novembre 2010. Les représentants du gouvernement passé avaient déclaré avoir préparé un projet de budget pour l’année 2011.

Selon le projet en question, les recettes totales de 2011 devraient se monter à près de 1,1 milliards d’euros et les dépenses dépasser la somme de 1,3 milliards d’euros.

Selon Haki Shatri, analyste économique, le principal problème résiderait dans les carences en moyens matériels qui avaient été prévus dans le projet de budget, ainsi qu’il l’a expliqué à la radio Free Europe.

Haki Shatri mentionne l’absence éventuelle de 70 millions d’euros promis par des institutions financières internationales, et de 300 millions d’euros attendus du côté du processus de privatisation de la poste et des télécommunications kosovares.

Mimoza Kusari-Lila, vice Première ministre du Kosovo, estime que ces déficits pourraient être minimisés par les produits de l’administration fiscale et douanière. « Pour cela, nous devons faire preuve d’une réelle volonté quant à une gestion droite et à une réforme politique générale. Ceci afin de montrer à aux organismes internationaux qu’ils peuvent nous faire confiance et soutenir le budget du Kosovo », a déclaré la vice-Première ministre.


 

http://balkans.courriers.info/article16992.html






La submersion migratoire libyenne ne sera pas plus repoussée que les autres & tout est bon dans le cochon (de payant)

02/03/2011 13:01



La submersion migratoire libyenne ne sera pas repoussée

BRUXELLES (NOVOpress) – Cette fois, c’est officiel : l’Union Européenne n’a pas l’intention de protéger les frontière du vieux continent contre l’impressionnant flux migratoire risquant de résulter des événements secouant l’Afrique du Nord.

En effet, le commissaire en charge de l’immigration et de la sécurité, Cecilia Malmström, a précisé qu’ «un fonds d’urgence de 25 millions d’euros est à disposition».

«En cas de crise humanitaire majeure, nous devrons trouver des fonds supplémentaires», a-t-elle ajouté en affirmant clairement que les dizaines et dizaines de milliers de personnes fuyant la Libye «ne seront pas repoussées».

La commissaire a en revanche reconnu que les États de l’UE étaient en désaccord sur le partage de la prise en charge des éventuels arrivants, dont le statut devra être déterminé.

Dans un tel contexte, la récente réédition du livre prophétique de Jean Raspail « Le Camp des Saints » apparaît plus que jamais d’une tragique actualité.


 

http://gaelle.hautetfort.com/archive/2011/03/01/la-submersion-migratoire-libyenne-ne-sera-pas-repousee.html






Il y eût Air-America au Laos :Coke en stock (X) : CIA = « Cocaine Import Agency »

02/03/2011 12:59



Coke en stock (X) : CIA = « Cocaine Import Agency »

Arrivés à ce stade, on se rend compte de l’ampleur du système. Et encore, ce n’est qu’un petit bout d’un gigantesque iceberg comme nous allons le découvrir dans les jours à venir encore. La côte Ouest de l’Afrique voit arriver encore en 2010 des avions chargés de drogue toutes les semaines ou presque. A l’autre bout, d’autres pays servent de nouveaux terrains d’atterrissage intermédiaires pour arroser le Mexique, en proie à une violence inouïe, qui va jusqu’à l’assassinat de ministre en exercice déguisé en... accident d’avion. Tuant Juan Camilo Mouriño, le ministre de l’intérieur (le 5 novembre 2008) ! Celui qui s’attaquait aux cartels ! Bref, c’est bien ce que je vous dis depuis plusieurs épisodes : on en est à nouveau au stade des grandes heures de Pablo Escobar, qui n’avait pas non plus hésité à faire sauter des avions en vol. Tous les jours, les scandales apparaissent, dont certains parfois grotesques. Sans que l’opinion mondiale ne s’en émeuve, habituée désormais à l’usage de la cocaïne comme drogue domestique, grâce à un relais de médias ventant partout son usage parmi les gens des plus hautes sphères médiatiques. Le système s’entretien tout seul. Pas une seule fête « réussie », à Paris comme à Bruxelles, Londres ou Milan sans cocaïne ! Et ce n'est pas le présentateur de télévision Delarue, débarqué de l'antenne pour usage de coke qui me démentira... à 10 000 euros mensuels de consommation, on finit par comprendre la noria d'avions que je vous décris depuis douze épisodes maintenant...

 On l’a vu ces dernières années, on a pu le constater à maintes reprises. Les avions de la CIA ont souvent fait coup double, on le sait : ils servaient aussi bien au trafic de drogue qu’à balader les détenus de Guantanamo. Les trajets des appareils renseignent sur ces liens. Le 19 Septembre 2007 le Beechcraft Super King Air 350 (N675BC) d’ Aviation Enterprises, Inc. de Wilmington, dans le Delaware, est aperçu sur l’aéroport de Medellin’s Enrique Olaya Herrera en Colombie. Le 20, il est déjà auJuan Santamaria International Airport de San Jose au Costa Rica. Il sera vu plus tard à Houston. Le 22 Octobre le même appareil décolle de Tampa en Floride pour… Guantanamo Bay. L’appareil avait été vu entre temps aux côtés d’un Antonov 124 en Colombie… De 2002 à 2006, le King Air appartenait à Prewitt Leasing Inc de Bedford au Texas. Une simple boîte aux lettres ; comme c’est l’habitude dans ce système.

Un autre avion des « renditions flights » s’écrase au Dominica’s Melville Hall Airport on le 11 aout 2007 C’est un Learjet bien connu (N500ND), de World Jet, du Delaware, en provenance de St. John dans les Iles Vierges. Pour les inspecteurs venus sur place, l’avion était visiblement « trop chargé« . En quoi, certainement pas en passagers. A t-on fait en même temps les vols de tortures de Guantanamo et le transfert de la drogue ? Très certainement, et ce sont les trajets qui le démontrent. Ils suivent les deux schémas, et visitent tous les pays concernés par letrafic de drogue. C’est un peu un remake de la guerre du Viet-Nam : à cette époque, un vendeur de drogue, Leslie Keith Atkinson, envoyait la drogue à Fort Bragg, caché sous les uniformes des soldats américains. Ou pire encore, comme l’affirme ce récit terrifiant.

Le 9 décembre 2009, on arrête Gregory D. Smith. L’homme est un vieux participant de la lutte anti-drogue, ayant travaillé avec et pour le FBI, la DEA et la CIA. On apprend qu’il était le pilote de l’avion du Yucatan, venu de St. Petersburg en Floride et qu’il faisait partie d’une opération spéciale, parait-il de la CIA, intitulée “Mayan Express« . L’avion appartenait à  Reginald « Don » Whittington,un ancien pilote de voitures ayant gagné aux 24H du Mans en 1979 (avec Klaus Ludwig sur une Porsche 935), propriétaire de WorldJet Inc à Fort Lauderdale (et très actif aux courses d’avion de Reno et dans les Warbirds également !). On reparlera ici de son cas, sans nul doute. L’information, exfiltrée d’une réunion importante de la DEA devait rester secrète parait-il. Manque de chance, l’info est sortie : la CIA a bien joué double jeu au Yucatan. Au prétexte de lutter contre la drogue, on l’importait en fait en Floride ! Avec un avion à double usage : celui des « renditions flights » honteux et celui de transport de drogue ! L’avion du Yucatan, le Gulfstream N987SA avait décollé de Guantanamo le 23 juin 2003. Le 14 juillet, il décollait de New York pour l’islande, la France, l’Italie, et l’Irlande. Du 16 au 20, du Canada à l’Angleterre, l’Irlande, à nouveau l’Irlande, le Canada, et retour aux USA. En avril 2004, du 7 au 12, il fera à nouveau le Canada, l’Angleterre, le retour au Canada, puis retour à.. Guantanamo « again ». Le 21 avril, il visite le Canada, la France, l’Angketerre et le Canada et retour à Guantanamo. Le 21 janvier 2005, il rédécolle de Guantanamo. Le 24 septembre 2007 il s’écrasait au Yucatan avec 4 tonnes de coke à bord. Dans la presse, Baruch Vega, un colombien qui travaille lui aussi pour le FBI, la DEA, et la CIA affirme tout de suite au journal Narco News que le pilote qui a réussi à s’échapper est bien Gregory D Smith. On mettra deux ans à l’inculper.

Selon des documents fort intéressants d’un juge de Miami, une opération appellée « Cali-Man » aurait donc été montée par la CIA, utilisant des moyens « illégaux » avec le photographe Baruch Vega et Roman Suarez comme informateurs, inclus dans une plus vaste opération anti Medellin appellée « Opération Millenium. Le but étant de capturer Orlando Sanchez Cristancho, baron colombien de la drogue. Et accessoirement au passage Fabio Ochoa, ancien leader du Cartel de Medellin. Le 17 novembre 1999, la firme Aero Group Jets d’Orlando avait reçu 23000 dollars pour le rapatrier vers la Floride en Learjet. L’opération avait été supervisée par Vince Mazzili du SAC. L’explication était trop belle pour être vraie, car elle avait oublié les « autres » avions. Au total, on en dénombre en effet onze, pas moins. Et Orlando Sanchez Cristancho a bien fini par être arrêté, mais n’a été condamné qu’à 63 mois de détention pour « blanchiment d’argent » et il est ressorti en 2004…

Derrière tout ça se cachait un homme, en effet. Pedro Benavides Natera, 48 ans, un vénézuélien, celui qu’on retrouve derrière les achats d’appareils. Arrêté lui auss i à Miami en février 2008. On recense en effet pas moins de 11 avions achetés par lui depuis 2003 qui ont servi à transporter de la drogue, des appareils obtenus chez deux sociétés seulement : Skyway Aircraft Inc. de Clearwater, près de St. Petersburg, Floride, et Planes and Parts Enterprises LLC de Doral, en Floride également, près de Miami également ! On sait que la plaque tournant du trafic de drogue aux Etats-Unis est la Floride, chaque jour qui passe on en en a confirmation supplémentaire. Le compte bancaire de Benavides n’avait pas bougé de janvier 2005 à mai 2006, avec seulement 1500 dollars de déposés. Or il se retrouve quelques mois après dotés de 430 000 dollars en provenance du Mexique… pour acheter les avions. Le N12DT, notamment, un autre Conquest 441 acheté à Skyway le 13 décembre 2006. Ambulance volante en Alaska en 1996, chez Write Stuff Aviation en 2003. Ou bien les deux avions achetés par Pedro Benavides Natera, enregistrés sous les numéro N1100M et N391SA, qui se retrouvent saisis en République Dominicaine et au Nicaragua pour… trafic de drogue. Le Beech King Air N1100M saisi à l’aéroport de Puerto Plata’s International Airport avait été lui aussi acheté à Planes and Parts LLC.

C’est Planes and Parts qui a vendu également à Pedro Benavides Natera le Cessna 441 marqué N195FW. Or nous l’avons vu, ce n’est pas un inconnu : c’est justement l’avion qui s’est posé dans la nuit du du 1er au 2 mai 2007 à Nouadhibou ! Un seul homme à un bout et deux sociétés de Floride à l’autre pour lui vendre des avions servant tous à transporter de la drogue : on ne peut faire plus simple. Et on ne peut être plus clair : l’origine du fonctionnement n’est pas seulement celle des cartels de la drogue. La CIA et la Floride y jouent un rôle primordial. Plus un autre état américain. Gary Webb, qui y a perdu la vie « suicidé de deux balles dans la tête » le savait bien...

 Car toute cette organisation de petits avions ou de plus gros en rappelle une autre, tournant autour de deux sociétés de Floride de St Petersburg, liées directement aux fameux pilots du 11 septembre, celle du petit aéroport de la Mena, situé au beau milieu de l’Arkansas, dans les années 90. Le fief électoral du président de l’époque, Bill Clinton. Un document assez extraordinaire nous en compte l’histoire : or c’est exactement la même que celle que nous venons de lire, avec ces transferts de gros à petits avions, le mélange militaires et civils et l’omniprésence de la CIA. Le film,« The Mena Connexion », de Jerry Hughes, détient une bonne partie des clés du mystère des avions légers sillonnant l’atlantique : c’est exactement le même fonctionnement et les mêmes liens, 10 ou 15 ans après. Derrière le trafic de drogue, il y a bien la CIA qui tire les ficelles !

Ce film choc commence par une des journalistes les plus talentueuses des Etats-Unis : Sarah McClendon, ancienne Women’s Army Auxililiary Corps en 1942, disparue en 2003, qui ce jour-là, le 7 octobre 1994 pose la question qui fâche au président Clinton. A voir sa tête se mettre en berne, on comprend tout de suite qu’elle a fait mouche. Elle ne s’intéresse pas à ces frasques sexuelles, notre Sarah. Non, elle lui pose une question claire et simple : est ce que la base de Mena, en Arkansas, créé par Georges Bush Senior, abrite des opérations illégales ou non, et si elle sert à transporter des armes ou de la drogue ou pas. Clinton blêmit. Et répond comme à son habitude : en mentant (une marque de fabrique chez lui). « Nous n’avons rien à voir avec, zéro« , répond-t-il. Mon œil. Une enquête poussée d’une autre journaliste têtue, Theresa Dickie, venait de démontrer le contraire dans le détail ! La Mena était au centre de l’affaire des Contras, cette fourniture de matériel de guerre aux opposants au Nicaragua. Via l’intermédiaire d’Israël, qui a fourni les armes à l’Iran, grâce notamment à son espion David Kimche, qui vientjuste de disparaître. Trois présidents avaient couvert ses opérations délictueuses : Reagan, Bush père et Clinton. Un des anciens pilotes impliqués, Terry Reed, avait tout raconté dans son livre « Compromised« . Clinton ne faisait que poursuivre quelque chose initié par ses prédécesseurs. Mais sans non plus chercher à l’arrêter, bien au contraire. Le pouvait-il ? Rien n’est moins sûr : on n’arrête pas la CIA aussi facilement que ça !

Les scènes décrites dans le reportage sont typiques. Les armes étaient envoyées limées, livrées donc sans marque distinctives, et envoyées à bord de C-123 Provider, pilotés par de vrais as, des anciennes gloires du Viet-Nam. De vieux DC-3 ou des C-130 plus récents et plus gros participaient également aux transports secrets. Ils étaient payés en liquide, via tout un système complexe de machine bancaire de Floride à laver l’argent sale. La base de Mena, aux hangars peints aux couleurs de Rich Mountain Aviation.Inc, minuscule, était en fait le siège d’un trafic intense, d’arrivées et de départs de gros porteurs, dont des 727, comme ceux vus un jour en provenance de l’Afghanistan ! Pour surveiller et protéger ces activités, la petite base avait un complexe système de vérifications d’entrée avec cartes magnétiques et mercenaires surveillants : c’est ce qui avait mis la puce à l’oreille de la journaliste Theresa Dickie. Les contraintes étaient disproportionnées : dans la base, il n’y avait pas que les avions qui avaient de la valeur ! Et à la tête de la base et des surveillants il y avait un homme : Adler Berriman Seal, dit Barry Seal. Avec lui, certain qu’il y avait de la drogue de présente !

Seal était en effet le pivot de la base de la Mena. Ancien béret vert portant désormais costume trois pièces. Pilote dans l’âme, il avait débuté chez TWA, mais avait eu maille à partit avec la justice en 1972 déjà , pour avoir transporté dan son avion des explosifs pour les contre-révolionnaires cubains, entraînés par la CIA : il en avait été acquitté à l’époque, mais avait dû révéler sa participation à la CIA… En 1978, rebelote, il avait déjà été mêlé à un trafic de drogue entre l’Amérique Centrale et les Etats-Unis. L’occasion de perdre définitivement son travail chez TWA. En 1979, il fera neuf mois de prison pour trafic de drogue au Honduras. Il y avait rencontré un autre pilote, William Roger Reaves, qui l’avait introduit dans le clan Ochoa, qui avait à sa tête Jorge Luis Ochoa Vasquez : le leader de ce qu’on appelait alors le Cartel de Medellin. C’est avec lui qu’il avait commencé des vols d’importation de coke vers la Louisiane. Avant de passer à l’Arkansas.

En 1981, en effet se sentant surveillé par la DEA, il était venu s’installe dans une planque véritable : un aéroport perdu au milieu des Etats-Unis, en Arkansas. Seal avait un très lourd passé : il avait été photographie en compagnie de conspirateurs dits de ’l’Operation 40 » qui souhaitait envahir Cuba. Un bon nombre de présents ce jour-là participera à l’invasion de la Baie des Cochons. Très lié donc à la faune interlope qui gravite autour des exilés anticatristes contrôlés par la mafia de Floride. Finalement accusé pour un autre trafic plus bénin, il devient informateur et travaille alors pour la seconde fois avec la CIA, réalisant de beaux coups avec son Provider bourré de caméras cachées filmant à leur insu les membres du Cartel de Medellin.

Hélas, en 1984, il est trahi par un article assez ahurissant du Washington Times et du Wall Street Journal, qui annonce qu’il joue les agents double contre le Cartel : c’est Oliver North qui a fait répandre l’information, pour simplement prouver que les sandinistes font ce que feront les Farcs plus tard : à savoir d’alimenter leur lutte avec les revenus de la drogue. Seal est obligatoirement condamné par ce lâchage immonde. En mars 1986, le président Reagan montrera fièrement à la télévision une des photos prises par Seal d’un sandiniste chargeant de la drogue dans son avion. On s’apercevra après que ce n’était pas un ponte sandiniste. Entretemps, Barry Seal s’est fait volveriser à bout portant dans sa Cadillac à Bâton Rouge le 19 février 1986. Abattu de 6 coups portés à bout portant. Les déclarations intempestives de North l’ont condamné ! Trois assassins seront arrêtés peu après. Tous trois colombiens. Mais a leurs avocats, ils diront clairement que le commanditaire était… Oliver North !, Toutes les affaires personnelles de Seal avait été embarquées par le FBI dès son décès : ils cherchaient en priorité un simple bout de papier : dessus un numéro de téléphone. Celui de Georges Bush senior. En 1985, à la comission d’enquête sur le Crime Organisé, Barry Seal avait déclaré candidement » basiquement, trafiquer était si simple, si anonyme et si lucratif »…L’affaire pue, et fort.

 Dans son livre, « Compromise  : Clinton, Bush and the CIA »,Terry Reed, ancien de l’Air Force Intelligence a témoigné des détails de l’opération. Il l’a raconté à Alex Jones de cette manière : « j’ai rencontré Olvet North en 1982, il était à la tête du National Security Council. Il est est celui qui m’a recruté en tant que civil pour être impliqué dans l’organisation des fourniture aux contras . Il m’a dit que ça se passerait dans un lieu obscur appelé Mena Arkansas, à l’époque où Bill Clinton était gouverneur et George Bush Senior était président. J’ai été personnellement témoin de la complicité entre ces deux hommes en termes de transport de la cocaïne aux États-Unis dans le but de générer des fonds pour faire une guerre. La guerre était à l’époque du conflit en Amérique Centrale, impliquant les Sandinistes et le Nicaragua. En 1970 déjà, il était bien connu que l’ organisation qui était aux commandes de matériaux classés secrets livrés par Air America avait pour nom de code « scat-bag ». Cet ensemble de flotte d’avions et de pilotes avaient été recrutés pour le transport déguisé de la cocaïne, une affaire classée secrète. Avec comme trajet au retour par Hawaii. Si vous pouvez allez jusqu’à Hawai, c’est un tour gratuit vers les États-Unis, parce qu’Hawai, c’est les États-Unis. » Hawaï, ou… d’autres îles alentour. Nous repasserons un peu plus loin à Hawaï pour le vérifier, soyez en sûr.

Seal utilisait deux C-123 et non pas un, son préféré étant son « Fat Lady » immatriculé 54-679 , avec sur la queue l’immatriculation N4410F. L’autre était le 54-674 : modifié avec deux réacteurs et des freins anti patinage, il trône aujourd’hui au Valiant Air Command Museum, celui de la Air America Foundation. L’avion avait été retiré discrètement du service pour le Viet-Nam et avait été immatriculé N674JK. Le crash de l »avion d’Eugène Hassenfus, le N°4410F mettra fin à l’usage des Providers. Le 54-674 existe encore en raison d’un erreur mémorable : à Tegucigalpa au Honduras ; son réacteur J-85 jet ayant démarré inopinément, le pilote s’est trompé de commande et à éjecter les deux réservoirs largables directement sur le tarmac, rendant l’avion indécollable. L’avion fut alors saisi par l’armée hondurienne, et resta sur place jusqu’en 1990 où les américains le retrouvèrent intact. Retourné en état de vol aux Etats-Unis, on le vit sur des shows aériens et dans le film consacré à Barry Seal, « Double Cross ». L’autre C-123 est devenu… un restaurant. Seal utilisait aussi des Beechraft King Air, les modèles N-160B et N-6308F débusqués grâce à leurs polices d’assurances. Anecdote amusante, l’un des Beechcraft de Jacques Brel, le Twin Bonanza N4950B appartenant à un texan le plus connu « JOJO » (en hommage à son ami Georges Pasquier), avait été refait à neuf à la Mena ! Le N6308F a une autre histoire, car il sera utilisé plus tard par David R. Hinson, le pilote privé du gouverneur du Texas George W. Bush… et sa firme Flightcraft. L’homme devint plus tard le responsable de la FAA, l’organisme chargé… d’enregistrer les avions : on comprend nettement mieux avec ça les appellations changeantes des « renditions flights » (cette histoire est bien un tout, complet !) ! L’avion avait un enregistrement plus que tortueux, puisqu’il était censé appartenir à une société d’autocars, Greyhound Bus Lines appellée aussi Greycas, liée à une mystérieuse firme de Phoenix située à côté de la société de John Singlaub, Systems Marketing, Inc. Lié lui aussi à Southern Air Transport, la société qui masquait les avions des Contras… Greykas, appartenant à Sheldon Player fut impliqué dans un scandale à plusieurs millions de dollars qui valut à ce dernier cinq années de prison. Son adjoint, Robert Bertrand, n’alla pas en prison. Il devint President and Chief Executive Officer de Finalco Inc, installée à McLean, Virginia : l’endroit où est installée depuis toujours la CIA. Le 27 janvier 1992, Hinson était devenu vice-président de McDonnell Douglas…

Les petits avions privés de Barry Seal, surnommés le « troupeau d’éléphants » dans les conversations secrètes au téléphone, servaient aussi à autre chose : Pour "conduire le troupeau d’éléphants" Barry Seal n’est pas le seul. Lorsque les petits avions privés ont commencé à bombarder la capitale du Nicaragua, ce dont on s’est aperçu avec l’écrasement d’un Cessna 404 à l’aéroport de Managua, on commença à raconter dans la presse comment trois Cessna avaient été secrètement transporté de La Garde nationale de New York en Amérique centrale pour le raid sur Managua. On apprit plus tard de la Garde qu’un certain nombre d’avions supplémentaires avaient été déplacés de l’US Air Force pour des opérations secrètes au nom de code « Elephant Herd », pour la CIA, via une compagnie aérienne du Delaware, où ils étaient armés, et où ils étaient ensuite transférés vers leur destination finale, les Contras ».

 Et comme le monde est tout petit, on retombe sur les mêmes sur le trajet. Kyle “Dusty” Foggo, mais si, celui que je vous ai décrit comme le troisième au plus haut de la hiéarchie de la CIA ! Le disciple de John Negroponte ! Et bien ce bon Dusty”installateur de prisons détournées en Europe (et détournant au passage l’argent pour les construire, ce qui lui coûtera au final son poste) a bien connu Seal, lui aussi ! C’était quand Foggo était au Honduras, qui servait de base arrière anti-nicaraguaienne, à Tegucigalpa exactement. La base de la CIA était installée à l’’hôtel Maya. Selon le Chicago Tribune de 1993, » l’hôtel était le quartier général officieux pour ceux qui venaient aider ou regarder les américains purger le Nicaragua et le Salvador de la peur communiste ». « Le Honduras, c’était le trampoline » sur lequel « on rebondissait » pour mieux fondre sur le Nicaragua nous apprend David Hopsicker. Et à l’Hôtel Maya, Foggo avait déjà commencé le même train de vie que celui qu’il mènera en Allemagne. A savoir, « sex, drug and rock’n’roll ». Prostituées, alcool, drogue : la complète. Son patron, Porter Goss sera obligé de démissionner de la direction de la CIA, après le scandale Foggo. Son règne a été un désastre pour la CIA. Ils se croyaient toujours tous dans la Baie des Cochons…

Sur l’assassinat de Barry Seal :

Mena Barry Seal Assassination Investigation 2 20 1986 NBC

sur la Mena :

In Search of the American Drug Lords - The CIA and The Mob

et en 5 épisodes :

1) US Government dealing Cocaine in Mena Arkansas Part 1

2) US Government dealing Cocaine in Mena Arkansas Part 2

3) US Government dealing Cocaine in Mena Arkansas Part 3

4) US Government dealing Cocaine in Mena Arkansas Part 4

5) US Government dealing Cocaine in Mena Arkansas Part 5

par morice mercredi 2 mars 2011 - 3 réactions

http://www.agoravox.fr/tribune-libre/article/coke-en-stock-x-cia-cocaine-import-88730

par morice mercredi 2 mars 2011 - 3 réactions Ecouter en mp3 (Readspeaker)





CULTURE - 500 ans d'histoire entre la Thaïlande et l'Europe en une journée

02/03/2011 12:56



Des premiers Portugais à Ayutthaya aux hordes de touristes de Pattaya, le symposium des NMV consacré jeudi aux relations vieilles de 500 ans entre la Thaïlande et l'Europe, a tenté d’analyser les échanges culturels et économiques entre ces deux parties du monde. Une douzaine d'intervenants, écrivains de renom, historiens et ancêtres de personnalités importantes de Thaïlande ont questionné l'apport de la culture européenne dans le développement du Siam

En quoi les Européens ont-ils influencé le développement du Siam durant 500 ans à son contact ? Telle était la grande question à laquelle a tenté de répondre un panel d’une douzaine d’experts et témoins privilégiés de l’histoire de Siam, jeudi dernier lors du symposium organisé par les Volontaires du Musée National de Bangkok.
L'arrivée de ces "peaux blanches" a bien évidemment attisé la curiosité des habitants du Siam. A travers les archives du royaume et les différentes fresques dépeignant les moments importants du pays, Chris Baker, écrivain reconnu pour ses ouvrages sur l'histoire et la vie politique thaïlandaise, a néanmoins tendu à démontrer le peu d'impact qu'ont eu selon lui ces étrangers sur les Siamois. Toujours représentés avec des chapeaux, les Européens ont souvent été selon lui perçus comme une menace pour le bouddhisme, et comme des personnes sans politesse dont il était bon de se moquer.

De la mode anglaise au dessert portugais
En rupture avec ce constat, Chakrarot Chitrabongs et Chittawadi Chitrabongs, tous deux membres de la famille royale thaïlandaise, ont tour à tour rappelé que la mode britannique fut très importante sous le règne du roi Chulalongkorn qui avait institué à ses vassaux l'obligation de s'habiller correctement en cachant certaines parties du corps. L’amour du roi pour les vêtements anglais, en particulier les chapeaux, l'a en partie incité à envoyer ses enfants étudier en Angleterre. Depuis, la plupart des élites thaïlandaises vont faire leurs études en Grande-Bretagne, cette éducation leur fournissant une ouverture d'esprit qu'ils n'auraient sûrement pas eu avec un enseignement dans leur pays natal.
Les Portugais, officiellement les premiers Européens à être entrés en contact avec les Siamois, semblent eux aussi avoir entretenu des relations étroites avec le royaume. "Des relations d'amitié uniques sans équivalent avec aucun autre pays européen",  selon l'écrivain portugais Miguel Castelo-Branco, qui s’est attaché jeudi à défendre la validité des traités entre les deux pays. Un état de fait illustré en douceur par l’experte en histoire du Siam, Bulong Srikanog, qui a consacré une conférence toute entière au Foi Thong, spécialité portugaise présente en Thaïlande de longue date et que l’on retrouve dans les cérémonies les plus importantes de la société thaïlandaise, dont les mariages.

 

Lesquels ont été les premiers ?

Les Portugais ont-ils oui ou non été les premiers Européens à avoir établi un contact avec le royaume de Siam ? C’est la question épineuse à laquelle s’est attaché de répondre Giacomo Mauri, ancien homme d'affaires italien féru d’histoire.
En 1511, Alfonso de Alboquerque s'empare de la ville de Malacca, pénétrant ainsi pour la première fois dans le royaume de Siam afin de faciliter le transport des épices. Un émissaire, Duante Fernandez, est envoyé à Ayutthaya pour établir un contact avec le roi. Les premiers échanges commerciaux sont arrangés et le Portugal s'engage à fournir des armes à feu au royaume ainsi que des mercenaires chargés d'enseigner l'utilisation de ces armes.
Homme d'affaire à la retraite et historien amateur, Giacomo Mauri a mis en lumière deux explorateurs Italiens, présent au Siam avant les Portugais, alimentant ainsi la polémique. Ludivico de Varthema et Nicolo De Conti, voyageurs incognitos en Orient, ont en effet foulé le sol thaïlandais à la fin du 15eme et au début du 16ème siècle.

 

La France et le Siam
Arrivée plus tardivement, la présence française en Thaïlande a néanmoins été importante, bien que ponctuée de conflits et de malentendus, a fait remarquer Claire Keefe lors de son intervention d’une vingtaine de minutes. Obnubilé par l'idée de convertir le pays au christianisme, le roi Louis XIV n'a cessé d'envoyer des missionnaires qui se sont heurtés à une religion bouddhiste très bien ancrée dans la culture du pays. Après une disparition progressive des Français en Thaïlande jusqu’à la fin du 18e siècle, la directrice de l'Alliance Française, auteure de romans historiques sur la Thaïlande, note un net retour au 19ème siècle, à la faveur de la colonisation de la péninsule indochinoise, ce qui a été sujet à de nouveaux rapports de force.

Des figures importantes
Bien que l’influence des nations était à l'honneur, les organisateurs du symposium ont aussi tenu à mettre l'accent sur les personnalités européennes qui ont marqué la civilisation thaïlandaise, telles que Constantin Phaulkon, conseiller particulier du roi Narai d'Ayutthaya qui a fait l’objet d’une lecture disponible sur disque, réalisée par Alain Forest, professeur d'histoire.
L'historien John Toomey a d’ailleurs proposé au public de voter afin d'élire le "farang" perçu comme ayant le plus pesé dans l'histoire de la Thaïlande. Dix Européens étaient présentés parmi lesquels le chevalier de Chaumont, premier ambassadeur français au Siam, Constantin Phaulkon, conseiller politique du roi Narai, la fameuse Anna Leonowens, tutrice à la Cour du Roi Mongkut, qui a inspiré le film interdit "Anna et le roi", ou encore Mario Tamagno, architecte du nouveau Bangkok. Le gagnant a finalement été le belge Gustave Rolin-Jaequemyns, conseiller juridique du roi Chulalongkorn.
Ancien ministre de l'Intérieur belge, Gustave Rolin-Jaequemyns a été le conseiller politique et juridique du roi Chulalongkorn - recruté par ce dernier - de 1892 à sa mort en 1902. Ses réformes du système judiciaire et l'ouverture des premières écoles de droit sur le sol thaïlandais en ont fait une personnalité majeure dans le monde moderne thaïlandais.
Avec des documents d’archives familiales à l’appui, son descendant, le comte Gerald van der Straten Ponthoz a relaté avec passion, jeudi, la vie de son ancêtre.
Cette journée riche en anecdotes historiques aura été très instructive, même si, curieusement, de grandes marques d’influence extérieures comme la politique de grands travaux de Chulalongkorn, le modèle constitutionnel, ou encore le modèle administratif inspiré de la France, ont été peu ou pas évoqués.
M.B. (http://www.lepetitjournal.com/bangkok.html) mercredi 2 mars 2011






Les périls du triangle creusois ...Un Mirage 2000 porté disparu au Sud d'Aubusson

02/03/2011 12:52



Un Mirage 2000 porté disparu au Sud d'Aubusson

Un Mirage 2000 porté disparu à Aubusson.
Un Mirage 2000 porté disparu à Aubusson.
Un Mirage 2000 porté disparu à Aubusson. © Idé.
Un Mirage 2000 de la base aérienne de Luxeuil-les-Bains, en Haute-Saône, a disparu des écrans de contrôle hier soir, vers 21h20, alors qu'il survolait le sud d'Aubusson, dans la Creuse.

On est sans nouvelles depuis des deux personnes à bord de l'appareil, le pilote et un navigateur. Une centaine de gendarmes et militaires a ratissé la zone toute la nuit sans succès. Le commandant Eric Trihoreau, le chef du département médias di Sirpa (service d'informations et de relations publiques des armées) Air, a précisé que les conditions météorologiques (un "très fort brouillard") rendaient les recherches difficiles. "Un hélicoptère de l'armée de l'air chargé des recherches a dû se poser", a-t-il déclaré.

Les recherches reprendront ce matin avec des renforts. Jusque-là, elles ont été concentrées près du village de Saint-Avit-de-Tardes, à une soixantaine de kilomètres de  Guéret.

http://www.ladepeche.fr/article/2011/03/02/1026016-Un-Mirage-2000-porte-disparu-au-Sud-d-Aubusson.html




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